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LE PROFESSIONI CHE SI TRASFORMANO IN ITALIA E IN LOMBARDIA

marzo 29, 2010

On. Savino Pezzotta

Lettera aperta dell’On. Savino Pezzotta al mondo delle professioni

Le professioni italiane, tradizionali e nuove, costituiscono una grande risorsa per la competitività e la coesione del Paese (circa sei milioni oltre l’indotto, il 12% del PIL, servizi essenziali alle imprese e alla persona).

Ma la recessione non risparmia nessuno. Anche i più quotati opinionisti della grande stampa sembrano accorgersi solo ora che la crisi profonda del sistema economico e finanziario investe anche le professioni intellettuali e il terziario qualificato.

Il forte rallentamento dell’economia ha duramente colpito il fatturato degli studi professionali, da un lato, si è drasticamente ridotto il volume degli affari e le conseguenti richieste di servizi professionali, perché non dimentichiamo che se le aziende soffrono e riducono gli organici, quando non vengono addirittura espulse dal mercato, i professionisti che le assistono ne subiscono di riflesso le drammatiche conseguenze. Dall’altro lato, si dilazionano a dismisura i pagamenti da parte della pubblica amministrazione per i servizi professionali già resi o in essere. Una miscela esplosiva che ha messo in ginocchio buona parte dei professionisti italiani.

Secondo le stime del CUP Nazionale (Comitato Unitario delle Professioni), che rappresenta oltre 2 milioni di professionisti riuniti in Ordini e Collegi, si ipotizza un calo del fatturato degli studi professionali nella media del 25% in meno nel solo 2009: i più sofferenti saranno gli architetti e gli ingegneri, ricomprendo anche tutto il loro indotto, con un taglio alle entrate di circa il 30% in meno a causa della grave crisi di domanda che ha colpito il mercato immobiliare; seguono le professioni economiche, con una riduzione del fatturato di circa il 15% a causa del drastica calo di lavoro delle aziende.

Conseguentemente al crollo del fatturato, si sta sviluppando un drastico taglio delle risorse umane degli studi professionali.

Si ipotizzano circa 300 mila posti di lavoro a rischio, nel 2009: consulenti e collaboratori a partita Iva i cui contratti saranno cancellati dai grandi studi professionali costretti a tagliare gli organici per sopravvivere, liberi professionisti per cui non sono previsti ammortizzatori sociali o misure di tutela straordinarie.

Senza contare gli oltre un milione di lavoratori dipendenti degli studi professionali che sono le prime vittime della crisi in atto.

A costoro devono essere purtroppo sommati anche i piccoli professionisti, circa 800 mila lavoratori intellettuali, titolari di studi propri o operanti in proprio, specialisti facenti parte di quella miriade di piccole realtà costrette a chiudere, a riconvertirsi, a sperimentare altri settori se non proprio a cambiare addirittura lavoro.

In sintesi, i professionisti risultano esclusi dal novero degli aventi diritto delle seguenti misure anticrisi varate dal Governo : detassazione investimenti (decreto-legge n. 78 del 2009 Tremonti-ter); incentivi alla capitalizzazione (decreto-legge n. 78 del 2009); premio occupazione e potenziamento degli ammortizzatori sociali (decreto-legge n. 78 del 2009); moratoria sui prestiti bancari (decreto-legge n. 78 del 2009); bonus aggregazioni per conferimenti, fusioni e scissioni (articolo 1, comma 242 legge n. 296 del 2006).

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UNA NUOVA GENERAZIONE DI POLITICI CATTOLICI

marzo 28, 2010

Cardinale Angelo Bagnasco

Il Cardinale Angelo Bagnasco, aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, lo scorso gennaio, ha sostenuto di sognare “una generazione nuova di politici e di cattolici” che siano “disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni” per “la cosa pubblica”.

Il monito del Card. Bagnasco è una chiara sollecitazione verso il mondo cattolico affinché ritorni ad un impegno politico più diretto. La politica oggi si trova ad affrontare questioni inedite che riguardano l’uso della scienza e della tecnica, il fallimento dei modelli economici tradizionale, il crescere di nuove questioni e bisogni sociali che  molte volte incidono sulla visione antropologica. L’uso integrato di microbiologia, biochimica, ingegneria genetica, tecno-medicina ha dato all’uomo capacità mai prima sperimentate di intervenire intenzionalmente e progettualmente nel processo evolutivo dell’essere umano, tutto questo combinato alla pervasività dell’informazione, della comunicazione e dell’economico, oltre che produrre benefici, può influire sulla libertà e la dignità dell’uomo. Questo processo chiama in causa la politica e i valori etici che lo devono orientare, i cristiani non possono sottrarsi e sono chiamati a una nuova presenza  politica.

L’Unione di Centro si pone come obiettivo quello di costruire un nuovo soggetto politico in cui l’ispirazione cristiana, in un contesto di laicità e di aconfessionalità, funga da orientamento ideale e generativo di una buona politica, si tratta di una proposta che non si centra su un’identità chiusa o su una testimonianza personale da esercitare in un qualsiasi contenitore, ma del tentativo di una nuova progettualità e nuovo inveramento del cattolicesimo liberale e sociale che in Lombardia ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella costruzione dell’unità nazionale, nel riscatto sociale, nella resistenza, nella costruzione della democrazia repubblicana.  

DOMENICA 28 e LUNEDI’ 29 MARZO 2010…

marzo 27, 2010

UN PATTO PER LA NUOVA ITALIA

marzo 27, 2010

Il leader dell'Unione Di Centro Pierferdinando Casini

Cari amici, vi sottopongo una interessante chiacchierata a tutto campo sul voto e sul dopo-voto che “Liberal” ha fatto con il leader dell’Unione Di Centro, Pier Ferdinando Casini.

Tutto quanto poteva servire a svuotare di significato questa campagna elettorale è stato fatto: dalle liste perse nei corridoi alle adunate nel segno del populismo. Eppure Pier Ferdinando Casini non si limita all’elencazione degli errori altrui ma rilancia il vero progetto dell’Udc per il dopo-Regionali. Lo fa attorno a una priorità, già scandita in ogni possibile occasione: «Riconciliazione nazionale». E ci crede al punto da rimodulare la colonna sonora del suo partito, quella del conflitto con la Lega: «Siamo avversali del leghismo e riteniamo sia meglio che il Carroccio perda qualche regione in più, così sarà più propenso a riflettere». Ciononostante, aggiunge, «se davvero si vuoi rimettere insieme questo Paese la riconciliazione nazionale passa anche per un confronto con la Lega. Da lunedì si comincia a discutere anche di questo». Non deve esserci sorpresa, spiega il leader dell’Udc, «perché il discorso della pacificazione, se ci si crede davvero e si ha davvero a cuore il Paese, impone anche un superamento di tutti gli steccati. Noi siamo pronti a superare i nostri, Bossi deve superare quelli che riguardano l’unità nazionale». D’altronde in queste elezioni gli steccati ci sono, si vedono: «Li ha messi in campo per primo Berlusconi, ma in fondo il suo attacco contro di noi è spiegabile».
«Con Berlusconi – continua Casini – ci siamo parlati assai prima di presentare le liste e, preso atto che noi non ci saremmo alleati con il Pdl in tutte le regioni, ci ha chiesto di evitare almeno accordi con il Pd. Gli ho risposto che invece li avremmo fatti, dove ci fosse sembrato giusto. Si è visto costretto a confermare l’accordo con noi nel Lazio, in Campania e in Calabria, altrimenti le avrebbe perse già prima di combattere. E questo ha dimostrato la debolezza del bipartitismo. Noi l’abbiamo fatta emergere». Casini non si nasconde di aver suscitato rancori in tutti e due i colossi d’argilla. Ma anche qui non gli interessa esasperare le divergenze. E anzi prova a spalancare quello che per ora è uno spiraglio, per esempio, sulle politiche familiari: «Ho intravisto una disponibilità incoraggiante in Tremonti a parlare di un nuovo welfare per le famiglie. Me ne rallegro e dico: siamo pienamente disponibili a studiare tutte le possibili soluzioni e ad incontrarci con un Tremonti che voglia realizzarle». Se c’è da scrivere una pagina nuova, dopo questa tormentatissima campagna elettorale, il leader del Centro vuole farlo secondo uno schema diverso, pacificatorio. Al limite anche rovesciato rispetto alle divisioni che pure ci sono con Pdl e Pd.

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L’IMBROGLIO DEL “VOTO UTILE”

marzo 26, 2010

A chi chiede il “voto utile” dobbiamo rispondere: “utile a chi?”. E’ importante capire a chi torna utile questo voto! Sicuramente lo è per gli stessi che chiedono agli elettori di daregli il voto utile, così come altrettanto sicuramente un voto di questo tipo è NON utile agli italiani. Il ritornello del voto utile è un imbroglio perchè le regionali non sono un derby o un referendum e chi tenta di far passare un tale messaggio non è né democratico, né corretto nei confronti degli elettori, né moderato.

Se poi chi chiede il voto utile si autodefinisce pure moderato senza esserlo davvero, allora l’imbroglio è doppio. La moderazione non è uno slogan, è una mentalità, un preciso comportamento. E se si è moderati lo si deve essere sempre, non solo quando fa comodo. Durante la vicenda del caos liste, ad esempio, non sembra proprio che il PDL sia stato molto moderato. L’evocazione di complotti, l’arroganza e gli attacchi indiscriminati non fanno parte della cultura moderata. I veri moderati, poi, siamo noi, anche perché la nostra è una posizione di buon senso e gli elettori hanno la possibilità di valorizzare una presenza politica importante nel prossimo Consiglio Regionale.

IMPEGNAMOCI DI PIU’ NELLA DIFESA DELL’AMBIENTE!

marzo 25, 2010

Ambiente

Da anni la nostra regione paga tasse alla comunità europea per il superamento della soglia di concentrazione di PM 10 nell’aria; è agli onori delle cronache per discariche abusive e grandi aree dismesse che attendono ancora di essere bonificate; il consumo del suolo, dell’aria e delle risorse idriche restano costanti e su valori molto elevati. Qual è la ricetta dell’UDC per contrastare questa grave situazione?

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, secondo noi troppa attenzione è stata data al traffico veicolare, servono invece maggiori incentivi per sostenere la conversione al riscaldamento a metano degli impianti termici degli edifici civili e quelli riguardanti le emissioni industriali. Noi proponiamo in tal senso una promozione del risparmio energetico con:

  • Incentivi alla sostituzione di apparecchiature industriali e commerciali energivore con nuove tecnologie
  • Incentivi al terziario per la sostituzione impianti di produzione di calore e freddo e illuminazione con le migliori tecnologie esistenti sul mercato
  • Diffusione del teleriscaldamento
  • Sostegno al solare termico
  • Sostegno al geotermico a bassa temperatura ( pompe di calore )
  • Promozione e sostegno economico alla produzione di energia da biomasse della filiera agricola
  • Sostegno e incentivi alla produzione di calore con impianti di teleriscaldamento a biomassa

Il consumo del territorio, invece, si limita solo cercando di mettere in piedi un sostanzioso programma di recupero delle numerose zone industriali abbandonate, ma anche degli edifici privati. Per questo la regione può fare molto.

Noi crediamo che i lombardi si meritino un ambiente sano, con sistemi di prevenzione all’avanguardia e un piano di contrasto all’inquinamento pensato come un progetto lungo e duraturo. Non un proclama elettorale o un’azione estemporanea come i saltuari blocchi del traffico. Un vero sviluppo sostenibile poggia, infatti, su alcuni pilastri fondamentali: le politiche per l’ambiente, la valorizzazione del territorio, lo sviluppo di infrastrutture adeguate, la fornitura ai cittadini di servizi di qualità a costi ragionevoli. Occorre quindi indirizzare gli investimenti pubblici e privati verso una maggiore qualità dei nuovi fabbricati e, insieme, il recupero e riuso del costruito, arginando la trasformazione delle città storiche lombarde in periferie della megalopoli milanese.

DIAMO UNA MANO ALLA MICRO IMPRESA E ALLE PMI

marzo 23, 2010

Su certi argomenti non ci si può permettere di dire bugie. Sostenere che siamo usciti dalla crisi e che tutto è come prima significa imbrogliare gli italiani.

La crisi produttiva, che da oltre un anno e mezzo ha colpito il nostro paese, sta facendo scricchiolare anche la nostra regione, la locomotiva d’Italia, costretta da mesi ad arrancare. Mancano gli ordini e i ritardi nei pagamenti delle commesse, denunciano le associazioni di categoria, sono talmente dilatati da togliere tutto l’ossigeno alle imprese che, il più delle volte, per sopravvivere sono costrette a ridurre il personale e ad accumulare debiti. E non tutti gli imprenditori e manager reggono allo stress. Mai come negli ultimi mesi tanti imprenditori, purtroppo, si sono tolti la vita di fronte all’impossibilità di far fronte alla crisi.

Lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, tutti gli enti hanno il dovere e l’obbligo di uno sforzo corale affinché questo cessi e per far si che la spina dorsale della nostra economia regga l’urto della recessione e possa continuare in futuro a competere sui mercati globali.

La Regione può fare molto attraverso alcune azioni primarie:

  • la semplificazione delle procedure
  • la riduzione degli oneri fiscali
  • la tutela del Made in Italy
  • la forte promozione dei prodotti sul mercato internazionale
  • l’accesso al credito semplificato e meno oneroso.

E’ necessario sostenere fermamente la ricchezza che la realtà delle PMI e le micro imprese rappresentano anche attraverso l’istituzione di un’Agenzia regionale che coordini, semplifichi e renda meno onerosi i servizi di accesso al credito e di snellimento burocratico.

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